Autonomia professionale non equivale a competenza: il TAR fa chiarezza

Quella resa pubblica ieri non è una sentenza qualunque, e non è nemmeno – come qualcuno proverà a raccontarla – una “vittoria di categoria”. È piuttosto un passaggio di chiarezza istituzionale che riguarda direttamente la tutela della salute dei cittadini e il perimetro entro cui ciascuna figura che opera in ambito sanitario può e deve muoversi.

Con la sentenza n. 2129/2026, il TAR Lazio ha confermato in modo netto la piena legittimità della nota emanata l’11 dicembre 2024 dalla Direzione Generale delle Professioni Sanitarie del Ministero della Salute. Una nota che, già allora, aveva avuto il merito di ribadire un principio che nel nostro ordinamento è tutt’altro che nuovo, ma che periodicamente torna a essere messo in discussione: la figura del massofisioterapista non rientra tra le professioni sanitarie riconosciute dallo Stato.

Il Tribunale amministrativo ha chiarito, senza lasciare spazio a interpretazioni forzate, che il massofisioterapista è da considerarsi un operatore di interesse sanitario, privo di autonomia professionale, con funzioni accessorie e strumentali rispetto alle professioni sanitarie riconosciute. Questo significa, in termini concreti, che non può esercitare in modo autonomo attività che l’ordinamento riserva in via esclusiva a professionisti sanitari, né può aprire uno studio professionale indipendente per svolgere prestazioni sanitarie o utilizzare dispositivi medici senza la supervisione di un professionista sanitario abilitato.

È un punto che, per chi conosce davvero la struttura del sistema sanitario italiano, non dovrebbe sorprendere. L’autonomia professionale non è un dettaglio formale, ma l’elemento che definisce responsabilità cliniche, giuridiche e deontologiche. Utilizzare dispositivi medici come tecarterapia, magnetoterapia o altre apparecchiature elettromedicali non è un atto neutro: implica una valutazione clinica, una scelta terapeutica, una gestione del rischio e una responsabilità diretta verso il paziente. Tutti aspetti che l’ordinamento affida esclusivamente a professionisti sanitari riconosciuti e formati secondo percorsi universitari specifici.

Il caso da cui nasce la sentenza è emblematico. Un massofisioterapista iscritto all’Elenco Speciale ad Esaurimento aveva richiesto alla ASL competente l’autorizzazione ad aprire un proprio studio professionale. Diniego motivato proprio sulla base della nota ministeriale dell’11 dicembre 2024, firmata dalla Direttrice Generale Mariella Mainolfi. Diniego che il ricorrente ha impugnato davanti al TAR, ritenendo leso un proprio diritto all’esercizio professionale.

Il TAR Lazio, però, ha ritenuto pienamente legittima la posizione dell’amministrazione sanitaria. Nella sentenza si legge chiaramente che l’istanza avanzata mirava alla costituzione di uno studio di massofisioterapia con utilizzo di dispositivi medici e che proprio questo elemento rende corretto il rifiuto opposto dalla ASL, poiché tali dispositivi non possono essere utilizzati in modo autonomo da chi non è un professionista sanitario. Una conclusione lineare, coerente con l’impianto normativo vigente e con la giurisprudenza consolidata.

In questo contesto si inserisce il ruolo della FNOFI, intervenuta in giudizio a sostegno della legittimità della nota ministeriale. Un intervento che non nasce da contrapposizioni ideologiche, ma dalla necessità di tutelare la professione del fisioterapista e, prima ancora, la sicurezza delle persone che si affidano a percorsi riabilitativi. Il ringraziamento espresso dal presidente Piero Ferrante al Ministero della Salute e l’apprezzamento per la decisione del Tribunale vanno letti in questa chiave: difendere un confine professionale non significa escludere, ma garantire che ciascuno operi secondo competenze, responsabilità e limiti ben definiti.

Come fisioterapista, sento il dovere di sottolineare un aspetto che spesso viene omesso nel dibattito pubblico. Non si tratta di negare dignità a percorsi formativi storici o a figure che, in passato, hanno operato in contesti normativi differenti. La presenza degli elenchi speciali ad esaurimento nasce proprio per gestire una fase di transizione, non per creare nuove autonomie professionali. Confondere questi piani significa alimentare aspettative che l’ordinamento non può e non deve soddisfare.

La sanità non è un mercato libero in cui basta “saper fare” per poter esercitare. È un sistema regolato, perché in gioco c’è la salute delle persone. Ogni atto terapeutico, ogni scelta riabilitativa, ogni utilizzo di un dispositivo medico comporta una presa in carico globale del paziente, che include diagnosi funzionale, valutazione degli esiti, gestione delle controindicazioni e integrazione con altri professionisti sanitari. Tutto questo richiede un profilo professionale dotato di autonomia, responsabilità e riconoscimento giuridico.

La sentenza del TAR Lazio, quindi, non chiude una porta per qualcuno, ma rafforza un principio di ordine e di tutela. È un richiamo alla correttezza istituzionale e al rispetto delle regole, nell’interesse primario dei cittadini. Per noi fisioterapisti rappresenta anche un passaggio di responsabilità: continuare a difendere la nostra professione non con toni corporativi, ma con argomentazioni fondate, trasparenti e orientate alla qualità delle cure.

In un momento storico in cui la domanda di riabilitazione cresce e la complessità dei bisogni di salute aumenta, è fondamentale che ogni figura operi nel proprio ambito, in collaborazione e non in sovrapposizione. Solo così si costruisce un sistema sanitario credibile, sicuro e realmente al servizio delle persone. Questa sentenza va letta esattamente in questa direzione.

Valditara: in arrivo la polizza sanitaria per il personale scolastico

Negli ultimi mesi sempre più insegnanti mi pongono la stessa domanda, spesso durante una valutazione o a fine seduta: “Con la nuova assicurazione sanitaria potrò finalmente rientrare delle spese di fisioterapia?”
Una domanda che oggi è più che legittima, perché l’assicurazione sanitaria integrativa per il personale scolastico è ufficialmente entrata nella fase operativa.

Proprio oggi, infatti, Consip ha pubblicato la gara europea per l’erogazione di prestazioni sanitarie a favore di tutto il personale della scuola, su iniziativa del Ministero dell’Istruzione e del Merito. È l’ultimo passaggio di un percorso avviato da tempo e che porterà all’attivazione di una copertura sanitaria integrativa nel quadriennio 2026–2029, finanziata con 320 milioni di euro.

La misura coinvolgerà oltre 1.200.000 lavoratori della scuola, includendo non solo il personale a tempo indeterminato, ma anche i docenti con contratto a tempo determinato annuale e quelli con incarico fino al termine delle attività didattiche. Un dato importante, perché amplia in modo significativo l’accesso a questo strumento di tutela.

Come ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, si tratta della prima assicurazione sanitaria gratuita rivolta all’intero comparto scolastico, inserita in un più ampio piano di rafforzamento del welfare.

È utile chiarire subito un punto: l’assicurazione sanitaria integrativa non sostituisce il Servizio Sanitario Nazionale. Il SSN resta il riferimento per l’assistenza pubblica. Questa polizza nasce per integrare, cioè per coprire prestazioni sanitarie che nel privato comportano spesso costi elevati o tempi di attesa difficilmente compatibili con la vita lavorativa.

Dal comunicato ministeriale emerge che la polizza includerà ricoveri per grandi interventi chirurgici e per gravi eventi morbosi, accertamenti diagnostici e visite specialistiche correlate, pacchetti di prevenzione cardiovascolare e oncologica, prevenzione odontoiatrica e altre prestazioni sanitarie specifiche. È prevista anche l’attivazione di un tariffario agevolato per ulteriori prestazioni presso strutture convenzionate, esteso ai familiari degli assicurati.

Ed è proprio in questo contesto che molti insegnanti iniziano a chiedersi che spazio avrà la fisioterapia.

Nel comunicato ufficiale la fisioterapia non viene citata esplicitamente. Questo ha generato qualche dubbio, ma dal punto di vista clinico e assicurativo è importante fare chiarezza.

La fisioterapia non è un trattamento accessorio o di benessere, ma una prestazione sanitaria terapeutica, soprattutto quando si parla di dolore muscolo-scheletrico, disturbi posturali, limitazioni funzionali o recupero dopo un intervento o un infortunio. Nelle assicurazioni sanitarie integrative, la fisioterapia è generalmente rimborsabile quando è collegata a una condizione clinica riconosciuta.

Il punto quindi non è se la fisioterapia sia utile, ma come viene inquadrata dal punto di vista assicurativo. Ed è qui che entra in gioco il tema della prescrizione.

Questo è uno degli aspetti che crea più confusione. Come fisioterapista, è importante dirlo chiaramente: la prescrizione non serve a “autorizzare” il fisioterapista a lavorare. Un fisioterapista può valutare e trattare una persona anche senza prescrizione medica.

La prescrizione serve all’assicurazione, non al professionista. È uno strumento amministrativo che collega formalmente la fisioterapia a una condizione sanitaria precisa e rende la prestazione rimborsabile. È lo stesso principio su cui si basa il funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale: ciò che viene finanziato deve essere prescritto da un medico.

Nella pratica, questo non significa affrontare iter complessi. Nella maggior parte dei casi è sufficiente una prescrizione semplice del medico di base o di uno specialista, che indichi una problematica muscolo-scheletrica e la necessità di un ciclo di fisioterapia. Non servono diagnosi elaborate né esami strumentali se non clinicamente necessari.

Un altro dubbio frequente riguarda la possibilità di rivolgersi a un fisioterapista libero professionista. Anche in questo caso è bene chiarire: le assicurazioni sanitarie integrative prevedono di norma sia l’accesso a strutture convenzionate sia il rimborso delle prestazioni effettuate privatamente.

Nel secondo caso, il paziente anticipa la spesa e presenta successivamente la documentazione richiesta per il rimborso. Questo consente di mantenere libertà di scelta e di costruire percorsi di cura personalizzati, un aspetto particolarmente rilevante per chi ha bisogno di tempi rapidi e continuità nel trattamento.

L’assicurazione sanitaria integrativa per il personale scolastico rappresenta un’opportunità concreta per migliorare l’accesso alle cure. La fisioterapia ne fa parte, a patto di essere correttamente inquadrata dal punto di vista clinico e amministrativo.

Come fisioterapista, il mio lavoro non è solo trattare, ma anche aiutare le persone a orientarsi tra prescrizioni, documentazione e rimborsi, evitando aspettative sbagliate. Informarsi oggi significa arrivare preparati quando la polizza sarà pienamente operativa e poter scegliere il proprio percorso di cura con maggiore consapevolezza.

Il fisioterapista come compagno di vita

“Il fisioterapista è un compagno di vita che ti rende in grado di fare le cose che vuoi fare nel modo migliore, perché ormai la fisioterapia è diventata, direi, una parte del nostro stare bene, una parte legata alla nostra età, quindi i fisioterapisti sono in grado di tarare le loro competenze sui nostri bisogni, anche anagrafici. Vado oltre, credo che ci sia bisogno di fisioterapisti di prossimità, fisioterapisti di comunità, ne hanno bisogno i giovani, le persone diciamo “middle age”, io ne ho bisogno sempre, e continuo a tendere a cadere, quindi i fisioterapisti, sì perché ho pensato che il mio li viaggino. Mi riguarda e è un compagno di vita da sempre ed è quello che mi ha consentito di avere un equilibrio psicofisico. La caratteristica del fisioterapista di oggi è quello di dover affrontare le sfide del quarta e del quinta età, le sfide di malattie degenerative che si stanno contenendo, ma non curando, le sfide di malattie metaboliche che però sono compatibili con la vita, cioè che ti consentono di essere attivo, di coabitare con la malattia, di normalizzare la malattia, malattie oncologiche che ti consentono di normalizzare la malattia grazie alla fisioterapia. Quindi quello che noi dobbiamo fare con loro, non per loro, è un con, non un per, è creare dei percorsi che consentano loro di essere sartoriali. Sono dei compagni di vita e di viaggio in grado di creare delle terapie e delle cure sartoriali e a differenza del medico, è opportuno che loro ci siano sempre.”

Anna Maria Bernini, ministro dell’Università e della Ricerca


Leggere parole come queste, pronunciate in un contesto istituzionale e dedicate in modo così esplicito alla fisioterapia, colpisce profondamente, non solo per il ruolo di chi le ha pronunciate, ma soprattutto per la lucidità con cui descrivono una realtà che, nella pratica quotidiana, molti di noi riconoscono da tempo. La sensazione è quasi quella di ascoltare una paziente consapevole, una persona che ha attraversato la fisioterapia nel corso della propria vita e ne ha compreso il valore non come intervento episodico, ma come presenza costante, capace di accompagnare i cambiamenti dell’età, del corpo e della salute.

L’idea del fisioterapista come “compagno di vita” non ha nulla di retorico: racconta con precisione ciò che questa professione è già diventata e ciò che, inevitabilmente, sarà sempre di più. Un professionista che non si limita a intervenire nel momento acuto, ma che osserva, ascolta, adatta e ricalibra nel tempo, lavorando con la persona e non semplicemente sulla persona, costruendo percorsi che tengano conto della storia clinica, delle possibilità reali e delle fasi della vita che ciascuno attraversa.

Ed è proprio questo “con, non per” a rappresentare uno dei passaggi più potenti della dichiarazione, perché sposta il baricentro della cura verso una dimensione di alleanza e corresponsabilità che nella fisioterapia esiste già, ma che raramente viene riconosciuta in modo così esplicito.

Allo stesso tempo, però, una visione così chiara e condivisibile apre inevitabilmente una domanda che come fisioterapisti non possiamo eludere: come rendere davvero praticabile tutto questo nella realtà quotidiana? Perché se è vero che il quadro descritto è realistico e necessario, è altrettanto vero che la sua realizzazione richiede scelte concrete, strutturali, e anche la capacità di riconoscere i limiti dell’attuale organizzazione del sistema.

Se il fisioterapista è chiamato a confrontarsi sempre più con la quarta e la quinta età, con le patologie croniche, degenerative, metaboliche e oncologiche, se deve diventare una figura di prossimità e di comunità, presente lungo tutto l’arco della vita, allora non basta condividere la visione: servono competenze avanzate, tempo clinico, risorse adeguate e un riconoscimento reale del ruolo che questa professione è chiamata a svolgere.

La formazione rappresenta sicuramente uno snodo fondamentale. Pensare a una laurea magistrale, o a percorsi magistrali differenziati per ambiti di intervento, non è una questione di titoli, ma di coerenza con una responsabilità clinica che si è ampliata enormemente. Tuttavia, la riflessione non può fermarsi al momento formativo, perché la vera sfida inizia dopo: una volta acquisita questa formazione avanzata, in quali contesti può essere realmente applicata? Con quali strumenti organizzativi, con quali tempi, con quale sostenibilità economica e professionale?

Il rischio, altrimenti, è quello di formare professionisti sempre più preparati e consapevoli, ma inserirli in un sistema che non è ancora strutturato per accogliere e valorizzare pienamente queste competenze. La fisioterapia di prossimità e di comunità, per esempio, non può restare un concetto astratto: ha bisogno di reti territoriali, di integrazione con il sistema sanitario, di dialogo costante con altre figure professionali e di modelli che consentano continuità e non interventi frammentati e discontinui.

C’è poi un tema centrale che riguarda il tempo. Essere davvero “compagni di vita” significa poter seguire, osservare, prevenire, adattare e accompagnare nel lungo periodo, ma tutto questo richiede un tempo clinico e relazionale che oggi spesso non è riconosciuto né tutelato, nonostante sia parte integrante della qualità della cura.

La forza di questa dichiarazione sta nell’aver dato voce, in modo autorevole, a una realtà che molti pazienti e molti fisioterapisti già vivono ogni giorno. Il passaggio successivo, forse il più complesso ma anche il più necessario, è trasformare questa visione in scelte operative, in sperimentazioni concrete, in modelli che rendano possibile ciò che oggi appare evidente sul piano teorico.

Perché se il fisioterapista è davvero un compagno di vita e di viaggio, allora questa funzione non può essere lasciata alla buona volontà del singolo professionista, ma deve essere sostenuta da un sistema capace di renderla possibile. E se questa consapevolezza è arrivata anche a livello istituzionale, la responsabilità condivisa non può che essere quella di costruire le condizioni affinché queste parole diventino pratica quotidiana e non restino soltanto una dichiarazione, per quanto bella e profondamente vera.

2025: un anno di lavoro, ascolto e crescita

Il 2025 è stato un anno intenso, fatto di incontri, percorsi condivisi e obiettivi raggiunti passo dopo passo. Un anno che mi ha ricordato, ogni giorno, perché ho scelto questo lavoro e quanto sia importante prendersi cura delle persone prima ancora che dei sintomi. Guardandomi indietro, vedo un cammino costruito insieme a chi ha varcato la porta del mio studio con un dolore, un limite, una preoccupazione… e con la fiducia di affidarsi alle mie mani.

Ogni persona arrivata da me aveva una storia diversa, un corpo diverso, un bisogno diverso. Ed è proprio da qui che è partito tutto: dall’ascolto. Ascoltare non solo ciò che fa male, ma come quel dolore incide sulla vita quotidiana, sul lavoro, sul sonno, sul movimento, sull’umore. Il mio lavoro, anche quest’anno, è stato questo: creare uno spazio sicuro in cui fermarsi, essere ascoltati e iniziare un percorso consapevole verso il benessere.

Nel corso dei mesi ho lavorato con pazienti di ogni età e con esigenze molto diverse tra loro. C’è chi è arrivato per recuperare dopo un infortunio, chi per un dolore cronico che si portava dietro da anni, chi per migliorare la qualità dei propri movimenti e prevenire problemi futuri. Ogni percorso è stato unico, costruito su misura, con l’obiettivo non solo di ridurre il dolore, ma di restituire autonomia, fiducia e consapevolezza del proprio corpo.

Il 2025 è stato anche un anno di grande crescita professionale. Credo profondamente che prendersi cura degli altri significhi, prima di tutto, non smettere mai di formarsi. Per questo ho scelto di dedicare tempo ed energie alla formazione continua, spostandomi fuori dallo studio, partecipando a corsi, incontri e momenti di confronto con altri professionisti. Tra diverse città italiane ed europee, ho avuto l’occasione di approfondire nuovi approcci, aggiornare le mie competenze e mettermi in discussione.

Ogni esperienza formativa è stata un tassello in più che ho poi portato con me nel lavoro quotidiano. Tornare in studio dopo un corso o un confronto professionale significa rientrare con uno sguardo più ampio, nuove idee e strumenti più raffinati. Non si tratta mai di applicare tecniche in modo automatico, ma di integrare ciò che si apprende con l’esperienza clinica e con l’unicità di ogni persona che ho davanti.

Questo anno mi ha confermato quanto sia fondamentale il rapporto di fiducia che si crea tra professionista e paziente. La fisioterapia non è solo trattamento, ma relazione. È un percorso che si costruisce insieme, seduta dopo seduta, ascoltando i segnali del corpo e rispettandone i tempi. Ho visto miglioramenti graduali trasformarsi in risultati concreti, piccoli progressi diventare grandi conquiste. E ogni volta, quella soddisfazione non è stata solo del paziente, ma anche mia.

Nel 2025 ho scelto di lavorare sempre di più sulla consapevolezza del movimento. Aiutare le persone a capire il proprio corpo, a riconoscere le posture scorrette, a muoversi meglio nella quotidianità. Perché il trattamento non finisce sul lettino: continua nella vita di tutti i giorni, nei gesti più semplici, nel modo in cui ci si siede, si cammina, si lavora. Questo approccio ha reso molti percorsi più efficaci e duraturi.

Un altro aspetto centrale di quest’anno è stato il dialogo. Spiegare, condividere, rendere il paziente parte attiva del proprio percorso. Credo che sapere cosa si sta facendo e perché faccia la differenza. La fiducia nasce anche da qui: dalla chiarezza, dalla trasparenza e dalla sensazione di essere accompagnati, non guidati alla cieca.

Guardando al 2025 nel suo insieme, vedo un anno fatto di impegno costante, studio, confronto e tanta pratica. Un anno in cui ho cercato di migliorare ogni giorno, non solo come professionista, ma anche come persona. Perché prendersi cura degli altri richiede attenzione, empatia e una presenza autentica.

A chi è già passato dal mio studio, voglio dire grazie. Grazie per la fiducia, per la costanza e per aver condiviso un pezzo del vostro percorso con me. A chi sta pensando di iniziare, spero che queste parole trasmettano ciò che per me è fondamentale: la volontà di accogliere, ascoltare e costruire insieme un percorso serio, personalizzato e umano.

Il 2025 si chiude così: con la consapevolezza di aver dato il massimo e con la motivazione a continuare a crescere. Perché ogni corpo, il vostro corpo, racconta una storia diversa, e ogni storia merita attenzione, rispetto e competenza.

— Dr. Valeriano Aprile

Con “Le vie dei Tesori” il fisioterapista è a Trapani

⚠️ Per tutti i pazienti di Trapani e provincia!

Sabato 4 ottobre 2025, dalle 9:00 alle 12:30, sarò presente in Piazza Municipio a Trapani all’interno dell’iniziativa “Coniugare Bellezza e Salute”, organizzata dall’Ordine interprovinciale dei Fisioterapisti di Palermo e Trapani in occasione de “Le Vie dei Tesori”, la manifestazione che ogni anno porta le persone a riscoprire il patrimonio artistico e culturale della nostra terra.

In quella giornata avremo il piacere di accogliere i cittadini all’interno del gazebo dedicato all’area muscolo-scheletrica, dove effettuerò consulenze gratuite (ci sarà un piccolo contributo di 5 Euro sul sito delle Vie dei Tesori, la visita è a costo zero).
La mia attenzione sarà rivolta in modo particolare a chi soffre di:

  • disturbi temporo-mandibolari (DTM)
  • dolori oro-facciali
  • problematiche legate all’articolazione temporo-mandibolare (ATM)

Si tratta di condizioni spesso sottovalutate, ma che possono incidere profondamente sulla qualità della vita: dolori durante la masticazione, fastidi persistenti a livello della mandibola, tensioni muscolari al volto e al collo, difficoltà nell’aprire o chiudere la bocca, cefalee frequenti. Troppo spesso chi soffre di queste problematiche non sa a chi rivolgersi o si perde tra visite specialistiche che non riescono a inquadrare del tutto la situazione.


Non si tratta di una semplice consulenza generica, ma di un momento concreto in cui potremo valutare insieme i vostri sintomi, individuare eventuali segnali di disfunzione e capire se ci sono strategie terapeutiche da approfondire.

Molti dei nostri pazienti sanno già quanto sia importante il rapporto umano e il dialogo: non è solo questione di trattare un dolore, ma di ascoltare e comprendere la persona nella sua interezza.
Questa mattinata a Trapani sarà anche l’occasione per incontrare tante persone che mi seguono già da tempo, che mi hanno scritto o mi hanno conosciuto tramite passaparola.

📅 Segnate la data: sabato 4 ottobre, dalle 9 alle 12:30.
Sottolineo l’orario: l’ultimo slot utile sarà alle 12:30, quindi vi invito a prenotare in tempo, per non perdere l’opportunità.

💡 Perché non dovreste mancare?

  1. È gratuito – non sempre capita di avere accesso diretto a un fisioterapista specializzato senza costi.
  2. È personalizzato – ogni consulenza sarà adattata al singolo caso, non una chiacchierata generale.
  3. È mirato – l’attenzione sarà rivolta in particolare a disturbi mandibolari e oro-facciali, problematiche complesse che meritano uno sguardo attento.
  4. È unico – questa possibilità ci sarà solo sabato 4 ottobre a Trapani. Non ci saranno altre date simili in provincia.

Partecipare è molto semplice: basta cliccare su questo link: prenota la tua visita. Vi invito davvero a farlo subito, perché i posti sono limitati e non sarà possibile gestire prenotazioni dell’ultimo minuto.

Ci tengo a ricordare che questo evento si inserisce in un quadro più ampio: l’iniziativa “Coniugare Bellezza e Salute” nasce proprio per avvicinare la cittadinanza alla fisioterapia, mostrando quanto questa professione sia importante non solo per la cura, ma anche per la prevenzione. La fisioterapia non è un “lusso”, ma un servizio fondamentale per migliorare il benessere quotidiano delle persone.

Il fatto che si svolga all’interno di “Le Vie dei Tesori” non è casuale: proprio come i luoghi d’arte raccontano la nostra storia e ci insegnano a prenderci cura della memoria collettiva, la fisioterapia ci aiuta a prenderci cura del nostro corpo, che è il primo “luogo” da preservare.

✨ Vi aspettiamo quindi sabato 4 ottobre, dalle 9:00 alle 12:30, a Piazza Municipio a Trapani, nel gazebo dedicato al muscolo-scheletrico.

Non lasciatevi sfuggire questa occasione: sarà il momento giusto per conoscersi, confrontarsi e, per molti, finalmente dare un nome e una direzione ai propri sintomi.

📍 Solo sabato 4 ottobre 2025 – Piazza Municipio, Trapani – dalle 9 alle 12:30 (ultimo slot disponibile alle 12:30).

#WorldPTDay – Incontro all’Ars con i fisioterapisti

Oggi, in occasione della Giornata Mondiale della Fisioterapia, un importante convegno si è svolto all’ARS a Palermo, dedicato al tema dell’invecchiamento sano. L’evento ha riunito esperti, istituzioni e professionisti del settore per riflettere insieme su come promuovere salute, prevenzione e cura soprattutto nelle fasi più fragili della vita.

Uno dei dati emersi è che il 50% delle persone non invecchia in salute, un campanello d’allarme che ci invita a guardare con attenzione le politiche sanitarie e il ruolo centrale che la fisioterapia può avere nella prevenzione, nella riabilitazione e nel mantenimento della qualità della vita.

La fisioterapia non è solo cura: è prevenzione. Interventi precoci e mirati possono fare la differenza per evitare che piccoli limiti diventino ostacoli più grandi.

Nel nostro lavoro quotidiano mettiamo al centro la persona: ogni percorso è personalizzato, non solo per recuperare movimenti o forza, ma per mantenere autonomia, benessere, partecipazione nella vita quotidiana.

L’invecchiamento sano riguarda tutti: chi ha già qualche anno in più, ma anche chi vuole prevenire. È un tema che ci riguarda da vicino.

Se vuoi approfondire come la fisioterapia possa aiutarti a vivere meglio, anche con il passare del tempo, vieni a trovarmi, fissa un appuntamento in totale autonomia cliccando qui. Sono pronto a costruire insieme a te un percorso che tiene conto delle tue esigenze, della tua storia personale, e del tuo desiderio di stare bene, sempre.

Guarda il video realizzato dalla redazione di Palermo Today, potrai ascoltare diverse voci, anche quella del presidente dell’ordine interprovinciale PA-TP dei fisioterapisti, Rosario Fiolo.

Giornata Mondiale della Fisioterapia

In Italia ogni anno oltre 120.000 anziani subiscono una frattura di femore. Nella maggior parte dei casi si tratta di donne, e non è solo il corpo a spezzarsi: è l’equilibrio di un’intera famiglia a incrinarsi. La frattura diventa il simbolo di un welfare fragile, che cede sotto il peso dell’invecchiamento della popolazione e scarica il carico assistenziale sulle spalle invisibili dei caregiver.

I numeri parlano chiaro: una donna su tre sopra i 50 anni affronta fratture da fragilità, il 23% soffre di osteoporosi contro il 7% degli uomini. La frattura di femore colpisce soprattutto le donne oltre gli 80 anni, spesso già fragili e isolate. Basta un gradino, un passo incerto, e inizia un percorso lungo e faticoso fatto di ospedali, fisioterapia, paure e rinunce.

Da fisioterapista so bene che il mio lavoro non è solo restituire autonomia alla paziente, ma anche sostenere chi le sta accanto: familiari esausti, spesso invisibili. Prevenzione ed educazione non sono slogan, ma politiche concrete che devono entrare nell’agenda pubblica: esercizi mirati, programmi di attività adattata, informazione sulla salute ossea e gestione del rischio sono strumenti per proteggere le donne anziane di oggi e le generazioni di domani.

L’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo: secondo l’ISTAT oltre il 23,5% della popolazione ha più di 65 anni, e questa percentuale è destinata a crescere nei prossimi decenni. In questo scenario l’accesso diretto alla fisioterapia non è più un’opzione, ma una necessità. Studi riportati anche da Fondazione GIMBE mostrano che l’accesso diretto riduce i tempi di cura, migliora la qualità dell’assistenza e restituisce dignità professionale al fisioterapista, riconoscendone il ruolo nella salute pubblica.

Oggi si parla sempre di più della casa come primo luogo di cura, per alleggerire il peso sugli ospedali. Sono stati stanziati fondi importanti per la sanità territoriale, ma questi non si sono tradotti in un reale miglioramento né in un giusto riconoscimento economico per chi opera in prima linea. In Sicilia, ad esempio, la qualità dell’assistenza territoriale resta tra le più basse d’Italia, con un evidente divario rispetto ad altre regioni.

Celebro questa giornata con la convinzione che la fisioterapia debba essere parte di una risposta collettiva e politica. Invecchiare in salute non può essere un privilegio individuale, ma un diritto tutelato dalla comunità. Servono interventi legislativi coraggiosi sull’invecchiamento attivo, sulla prevenzione e sull’accesso diretto alle cure: perché il futuro della salute dei cittadini dipende da scelte che devono essere prese oggi.

Postura corretta al pc in ufficio

Una postazione di lavoro ergonomica non solo migliora la postura, ma riduce tensioni muscolari, affaticamento visivo e problemi cervicali e lombari. Organizzare correttamente la scrivania significa regolare l’altezza del monitor, posizionare tastiera e mouse in modo funzionale, curare il supporto lombare, gestire l’illuminazione e mantenere ordine e spazi dedicati agli oggetti di uso quotidiano. Seguendo questi semplici accorgimenti potrai lavorare più comodamente, concentrarti meglio e prevenire fastidi a lungo termine.


1. Regola l’altezza del monitor

  • Livello occhi: Il bordo superiore dello schermo dovrebbe trovarsi all’altezza degli occhi o leggermente al di sotto. Questo evita di piegare il collo in avanti o all’indietro.
  • Distanza: Mantieni lo schermo a circa un braccio di distanza (50–70 cm), in modo che tu possa leggere comodamente senza affaticare la vista.
  • Inclinazione: Inclina il monitor di 10–20° verso l’utente per ridurre i riflessi e mantenere il collo in posizione neutra.

2. Posiziona tastiera e mouse in modo funzionale

  • Allineamento: Tastiera e mouse devono essere sullo stesso piano e allineati al centro del corpo, così da evitare torsioni del tronco.
  • Altezza: Le braccia dovrebbero formare un angolo di circa 90° ai gomiti, con gli avambracci paralleli al pavimento. Se necessario, usa un poggiapolsi imbottito per abbassare la tensione sui tendini.
  • Spazio di movimento: Lascia spazio sulla scrivania per scorrere liberamente il mouse senza dover sollevare il braccio.

3. Supporto lombare e postura della sedia

  • Schienale: La curva lombare della sedia deve aderire alla zona bassa della schiena; se non presente, aggiungi un cuscino lombare o un supporto gonfiabile.
  • Profondità seduta: Lascia uno spazio di 2–3 dita tra il bordo della sedia e il retro delle ginocchia per favorire la circolazione.
  • Poggiapiedi: Se i piedi non poggiano comodamente sul pavimento, usa un poggiapiedi regolabile per mantenere le cosce parallele al suolo.

4. Cura l’illuminazione

  • Luce naturale: Posiziona la scrivania in modo da sfruttare al meglio la luce esterna, evitando riflessi diretti sullo schermo.
  • Lampada da scrivania: Utilizza una fonte luminosa diffusa con temperatura di colore neutra (4000–5000 K), orientata sul piano di lavoro senza abbagliare gli occhi.

5. Mantieni ordine e spazi funzionali

  • Zone dedicate: Identifica un’area principale per il computer, uno spazio secondario per la carta e un piccolo angolo per gli oggetti di uso frequente (penne, quaderni, smartphone).
  • Organizer e cassetti: Usa vaschette e portapenne per tenere in ordine piccoli oggetti; un cassetto sotto la scrivania può ospitare documenti da archiviare.
  • Pulizia rapida: Dedica 2 minuti a fine giornata per riporre ogni cosa al suo posto: un ambiente ordinato migliora la concentrazione.

Consigli extra

  • Pause attive: Ogni 45–60 minuti, alzati e cammina o esegui brevi esercizi di stretching per collo, spalle e polsi.
  • Verifica periodica: Controlla regolazioni di seduta e schermo almeno una volta al mese, soprattutto se cambiano le esigenze di lavoro o la postazione viene spostata.
  • Accessori ergonomici: Valuta l’uso di supporti per laptop, tastiere ergonomiche o tappetini antivibranti per ridurre ulteriormente lo stress su articolazioni e muscoli.

Organizzare la scrivania in modo ergonomico è un investimento sulla tua salute a lungo termine: basta qualche accorgimento per lavorare più comodamente, prevenire dolori e aumentare la produttività. Prova subito a rivedere la tua postazione seguendo questi suggerimenti e sentirai la differenza già nelle prime ore di lavoro!

Fisioterapia e anatomia settoria: la mia esperienza a Lisbona

Negli ultimi giorni ho avuto il privilegio di vivere un’esperienza intensa, stimolante e profondamente formativa presso l’Instituto Português da Face, una realtà d’eccellenza nel campo della fisioterapia applicata ai disordini temporomandibolari (DTM) e alla gestione post-operatoria.
Ho potuto osservare da vicino il lavoro di professionisti straordinari: abbiamo approfondito le conoscenze sull’anatomia settoria del cranio e dell’articolazione temporomandibolare (ATM) con due docenti d’eccezione: il Prof. David Faustino Angelo e il prof. Fabrizio Spallaccia.  Per combinare l’insegnamento teorico con pratiche applicative terapeutiche, il corso è stato arricchito dalle lezioni delle fisioterapiste Filipa de SousaShanna Soares e Marcella Sarkis fornendo una comprensione completa e dettagliata dei protocolli riabilitativi e dell’uso della tecnica del dry needling.

Una parte fondamentale di questa esperienza è stata il corso di anatomia settoria, un’immersione dettagliata nei reperti anatomici reali. Questo tipo di formazione, estremamente pratica e concreta, ci ha permesso di vedere – letteralmente – sotto la superficie.

Comprendere dove e come scorrono nervi, muscoli, fasce e articolazioni dell’apparato stomatognatico non è un esercizio puramente teorico: è un passaggio essenziale per migliorare la qualità e la precisione della nostra pratica clinica. Grazie al supporto di tecniche come il dry needling e la terapia manuale, possiamo intervenire con maggiore consapevolezza sulle strutture profonde, andando oltre il sintomo per arrivare alla causa.

Il confronto con colleghi provenienti da tutto il mondo ha rappresentato un valore aggiunto impagabile. Ognuno di noi è arrivato con il proprio bagaglio di esperienze, domande, intuizioni. E ognuno è ripartito arricchito, non solo di nuove competenze, ma anche di nuove prospettive. È in queste occasioni che si percepisce davvero la forza della fisioterapia come disciplina globale, capace di connettere linguaggi, culture e approcci differenti attraverso un obiettivo comune: migliorare la qualità della vita delle persone.

Torno da questa esperienza con tante risposte, ma anche con nuove domande. Torno con l’entusiasmo rinnovato e la consapevolezza che la formazione continua non è solo un dovere professionale, ma un vero e proprio motore di crescita personale. Ogni corso, ogni paziente, ogni collega incontrato lungo il percorso contribuisce a costruire una visione più ampia, più profonda, più umana del nostro lavoro.

La fisioterapia, soprattutto in ambiti così specifici e complessi come quello dei disordini temporomandibolari, richiede studio, precisione e soprattutto ascolto. Ascolto del corpo, delle sue risposte, ma anche delle storie che ogni paziente porta con sé.

Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno reso possibile questa esperienza: i docenti, i colleghi, il team organizzativo. E grazie anche a chi, da lontano, ha seguito il mio percorso con curiosità e supporto.

Ora non resta che portare tutto questo nella pratica quotidiana, con l’umiltà di chi sa che c’è sempre qualcosa da imparare e la determinazione di chi ama profondamente il proprio mestiere.

FIF Milano 2025: Il Salone della Fisioterapia che non puoi perdere

Se sei un fisioterapista o un professionista della salute, il Salone FIF di Milano è un evento a cui non puoi mancare. Questo weekend sarò lì per immergermi in un’esperienza unica, tra aggiornamenti, networking e nuove tecnologie che stanno rivoluzionando il nostro settore. Ma perché è così importante esserci? Perché la fisioterapia è un campo in continua evoluzione e restare aggiornati significa garantire ai pazienti trattamenti sempre più efficaci. A Milano avrò l’opportunità di assistere a conferenze di esperti internazionali, approfondire tecniche innovative per la riabilitazione e testare strumenti all’avanguardia. Dall’intelligenza artificiale applicata alla fisioterapia agli esoscheletri per la riabilitazione, il Salone FIF è il luogo ideale per scoprire le ultime novità e migliorare il proprio approccio professionale.

Oltre all’aggiornamento scientifico, c’è un altro aspetto che rende questo evento imperdibile: il networking. Confrontarsi con colleghi, scambiare idee, discutere casi clinici e creare nuove collaborazioni è fondamentale per crescere e migliorarsi. La fisioterapia non è solo tecnica, è anche relazione ed empatia, ed eventi come questo rafforzano la nostra comunità professionale. Inoltre, le aziende leader del settore presenteranno dispositivi di ultima generazione, dalle onde d’urto ai sistemi di analisi del movimento, offrendo la possibilità di toccare con mano le innovazioni che stanno cambiando il modo in cui lavoriamo.

Se anche tu sarai al Salone FIF, scrivimi! Mi piacerebbe incontrare colleghi con cui condividere questa esperienza e discutere insieme delle ultime tendenze del settore. E se sei un paziente alla ricerca di un fisioterapista aggiornato, appassionato e sempre attento alle nuove metodologie di recupero, puoi contattarmi direttamente qui sul blog o sui miei canali social. Seguimi per aggiornamenti in diretta dal Salone FIF!